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16 Dicembre 2007, un regalo dalla Russia
di Filippo Campanile - Foto di Paolo Pagliacci



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Sono oramai diversi anni che scio sui Sibillini, e non finisco mai di stupirmi.

Dopo la passata stagione, del tutto perduta per mancanza di neve, gli entusiasmi si erano un po’ spenti, il gruppo in gran parte sfaldato, i ricordi sembravano quasi ovattati da una disillusione un po’ malinconica.
Tutti sapevamo ancora bene di cosa l’Appennino fosse capace, però vivevamo già le esperienza dei passati inverni come un sogno, che probabilmente sarebbe tornato, forse presto, ...ma chissà quando?
Non immaginavamo, però, che questa nuova stagione entrante avesse deciso di stupirci già da subito!

La stagione 07/09, iniziata con una portentosa nevicata già a metà Novembre, prontamente divorata dallo scirocco, non si è affatto persa d’animo, rimpiazzandola prontamente.
L’8 Dicembre 2007, una vigorosa perturbazione Nord Atlantica, sufficientemente fredda, valica rapidamente l’Arco Alpino e si corica insistentemente sull’Italia Centrale, regalando ai Sibillini copiose nevicate al di sopra dei 1300 metri.
Ma questo è solo l’inizio, le previsioni parlano infatti di aria freddissima in arrivo direttamente dalla Siberia, un’irruzione continentale di un certo rilievo che, di tale entità, si dice essere abbastanza rara.
In effetti, Venerdì 14 Dicembre l’aria gelida entra regolarmente dalla porta dei Balcani, e la risposta del nostro mare, ancora relativamente caldo, non si fa certo aspettare: i Sibillini si trovano presto alle prese con una nevicata “epocale” che insiste senza tregua per tre quasi giorni...

Parte del gruppo è già in azione Sabato 15, sotto fitti fiocchi enormi, che cadono stranamente senza vento, la quota neve si attesta quasi a livello del mare, facile pertanto immaginarne la qualità D.O.C. già a 1300 metri. Ma la nevicata continua senza tregua e Domenica 16 il gruppo si ritrova finalmente in forze, quasi come ai “vecchi tempi”.
Le condizioni sembrano surreali e trovarsi in mezzo a tanta polvere, dopo quasi un anno di astinenza, sembra quasi impossibile.
I fiocchi cadono senza alcun cenno di tregua, la stazione è mezza chiusa per troppa neve e, con i pochi impianti a disposizione, si cerca di prendere il meglio che la situazione può offrire: neve profonda fino alla vita, larghezza sci senza limiti, sci medio-larghi “vietati”, pena stare fermi inchiodati, anche in massima pendenza.
A mezzogiorno l’entusiasmo tocca già i massimi livelli, sembra che non ci sia fretta, ma il vento comincia a montare, il freddo si fa insopportabile, i fiocchi flagellano il viso e... anche le ultime due seggiovie... si arrendono.
Ci troviamo dentro ad una tempesta davvero severa, sciare è oramai impossibile, le raffiche sono insopportabili, anche dentro il bosco più fitto. Al parcheggio non si riescono a togliere i guanti e rientrare in auto sembra impossibile a causa del vento che strappa gli sportelli e la riempie di neve!

Questo è l’Appennino Centrale, ambiente apparentemente inoffensivo, ma in realtà sempre in agguato con la sua energia incontenibile, pronto a dricordare a tutti che con lui non si può scherzare.



Fermiamoci qui e lasciamo parlare le foto....




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