Il fuori pista dei Monti Sibillini
Scenari e sfide al di sopra della faggeta
Scritto per la rivista “Montagrard” in Dicembre 2002. Pubblicato nel numero di Febbraio

Di Filippo Campanile


Perché siamo sempre disposti a partire per faticare in luoghi inospitali, mentre la sola idea di un’ora da passare nella più scintillante e confortevole palestra cittadina alle volte può terrorizzarci?
In verità nessun “neve-dipendente” sa con certezza che cosa sta cercando, né riesce a spiegare razionalmente l’automatismo che si innesca dentro di lui quando l’autunno, dopo aver sferrato il colpo di grazia all’ultimo tepore, apre definitivamente le porte alla stagione fredda.
Le attività invernali di montagna dipendono da numerose variabili e sono spesso regolate da una forte componente irrazionale. Se in montagna le condizioni fossero sempre ideali per la pratica delle nostre discipline, queste perderebbero senz’altro tutto il loro fascino e diverrebbero esattamente analoghe alla canonica lezione di step nella già menzionata palestra.
Tutti concordiamo sul fatto che neve superba, sole, dislivelli e pendenze siano gli elementi chiave per la buona riuscita di una giornata di sci, però sappiamo anche che potrebbero intervenire altrettante variabili, oggettive o soggettive, capaci di annullare in un istante l’effetto virtuoso di questi elementi.
Perché alcuni di noi, pur avendo a disposizione un arco alpino invidiatoci da tutto il mondo, partono alla ricerca della neve in località stravaganti come la Corsica, la Grecia o addirittura l’Africa? Bene, per coloro i quali fossero animati da questo spirito, proponiamo un’altra destinazione.

Nel cuore dell’Appennino Centrale, la catena montuosa dei Sibillini si erge modesta al di sopra delle colline circostanti, che lentamente degradano verso un paesaggio tipicamente mediterraneo. Nelle città dell’Italia Centrale nessuno si interessa di montagna; se si entrasse in un negozio di articoli sportivi chiedendo ad esempio di “telemark”, la risposta probabilmente sarebbe: “guardi che ha sbagliato, il centro telefonia è due porte avanti”.
Eppure sui Sibillini ci sono alcune stazioni sciistiche, piccole ma audaci imprese che eroicamente ancora resistono agli incalzanti attacchi dell’ormai generalizzato riscaldamento atmosferico. E non è tutto. I Sibillini hanno anche i loro estimatori, persone pronte a partire per fare freeride e sci-alpinismo ogni qual volta le condizioni lo permettano, e che durante i rari giorni di polvere non cambierebbero le loro cime nemmeno con l’Aguille du Midi. In effetti,
quando l’innevamento è abbondante queste vallate si prestano realmente alla pratica del fuori pista, poiché offrono una gran varietà di linee sciabili e, in alcuni casi, anche dislivelli importanti.
Le stazioni sciistiche, non avendo avuto alcuno sviluppo, si presentano per nulla invasive, con impatto ambientale minimo e, in alcuni casi, sono proprio ottimi trampolini di lancio per le gite fuori pista.

Frontignano di Ussita è collocata in posizione strategica, e i suoi impianti possono essere sfruttati sia per praticare il freeride all’interno della stazione, sia come scorciatoia di accesso alle superbe vallati circostanti, le quali offrono numerosi itinerari sci-alpinistici.
Quando non spirano i forti venti del Nord, Frontignano è piacevole ed accogliente, in quanto gode di un generoso irraggiamento solare ed offre paradossalmente più fuori pista che piste.
In particolare, il versante Ovest di Monte Bicco regala belle linee di discesa tra le cosiddette “Roccette” e, durante le ore pomeridiane, genera contrasti di colore molto suggestivi. Il grigio della roccia vira al giallo oro e l’azzurro del cielo diviene talmente intenso da sembrare irreale. Nella parte inferiore le folte faggete, spoglie ed intervallate da verdi conifere, assumono una bruna tinta purpurea e si sposano in una virtuosa scala cromatica con il liscio calcare dorato. Il bianco accecante della neve lentamente comincia a riflettere una calda luce gialla, per poi tendere al rosa poco prima che il sole vada a morire al di la del Monte Cornaccione.
Quasi tutti gli itinerari di questo settore sono ripidi e il canale principale che dalla vetta scende diretto verso l’arrivo della seggiovia singola offre una linea decisamente superba, anche se per essere percorso integralmente necessita di circa 20 minuti di cammino con un facile passaggio su roccia.
Il Versante Nord del Monte Cornaccione è un altro terreno divertente, ampio ma breve ed adatto ad essere sciato a ripetizione fino al completo esaurimento. E’ praticabile solo quando nevica senza vento (cosa veramente rara sui Sibillini), oppure quando si verificano abbondanti nevicate con venti meridionali, situazione che crea un’imponente cornice che sovrasta il costone in tutta la sua lunghezza, fantastica da saltare. Negli altri casi sciare in questo settore non è piacevole, in quanto si presenta ghiacciato e crostoso.
L’area di Frontignano è affollata solamente in alcuni giorni festivi, ma non più di tre o quattro volte nell’arco dell’intera stagione. Durante i giorni feriali si scia praticamente da soli e a volte gli impianti aprono solo parzialmente a causa della bassissima utenza. Anche di Sabato c’è pochissima gente e si scorrazza in tutta tranquillità.
A causa dell’esposizione del bacino principale, la neve si trasforma rapidamente e non è raro sciare su neve primaverile già a metà Febbraio. D’altro canto tale situazione può aiutare durante i periodi di scarsa precipitazione nevosa, rendendo agibili parecchi versanti altrimenti non praticabili a causa della neve dura.

Per gli itinerari più lunghi si rende necessaria l’attrezzatura da sci-alpinismo, ma come già accennato gli impianti possono essere d’aiuto. Dal punto d’arrivo dello skilift più alto, collocato a circa 1900 metri sul livello del mare, in soli 20 minuti si raggiunge la vetta di Monte Bicco (2052), in prossimità della quale si trova il primo ripido punto d’ingresso alla Val di Bove. In meno di un’ora, attraverso un aereo giro di creste, si arriva alla vetta di Monte Bove Sud (2169), che offre l’accesso diretto a ben quattro lunghissime vallate.
In alcuni casi, dopo le discese è possibile tornare agli impianti con brevi progressioni in salita, soprattutto quando non si discendono le vallate per intero, in altri casi occorre organizzarsi con le auto per tornare alla base.
Il campo d’azione delineato offre una grande varietà di terreni, dai canalini ripidi ai più agevoli ed ampi valloni. Nonostante le quote siano mediamente modeste, ci si trova in un severo ambiente montano, veramente poco frequentato ed assolutamente disorientante in caso di nebbia. Ogni vetta può offrire parecchie linee di discesa, a causa della particolare orografia, per la quale le varie rocce sparse non assumono quasi mai una struttura monolitica o comunque tale precludere per intero la sciata di una cima o di un versante.
I conoscitori della zona riescono a trovare pendii su cui la neve può rimanere buona per settimane, inoltre, calcolando bene i tempi di risalita, non è raro godersi lunghe discese su neve trasformata.

Tornando alle stazioni sciistiche, un’altra area da menzionare è senz’altro quella di Forca Canapine, che offre un buon numero d’impianti e piste battute, anche se con dislivelli modesti e senza possibilità di fuori pista. Il comprensorio è collocato al cospetto del maestoso versante sud-ovest di Monte Vettore, che si erge al di sopra del famoso Pian Grande di Castelluccio, offrendo una vista fantastica.

Passando agli itinerari puramente sci-alpinistici, va menzionato innanzitutto il Monte Argentella, meta della maggior parte dei corsi e delle gite CAI, per il suo famoso canalone di San Lorenzo. Tuttavia la destinazione principe rimane senz’altro Monte Vettore (2476), la montagna più alta dell’intera catena, che può offrire dislivelli sci ai piedi superiori ai 1000 metri, sia con partenza dalla vetta che dalle maestose “Creste del Redentore”, sempre con possibilità di itinerari ripidi.

Come già accennato, negli ultimi due decenni l’innevamento dei Sibillini è risultato mediamente scarso, con solo poche eccezioni tra le quali la memorabile stagione 98/99.
In generale l’area è battuta da forti venti, soprattutto di tramontana o grecale, pertanto capita spesso di sciare sulla caratteristica neve dalla consistenza un po’ “gessosa”, anche se soffice, la quale necessita comunque di un minimo irraggiamento solare prima di diventare perfetta. Come sappiamo, questa particolare tipologia di neve risulta abbastanza instabile, quindi occorre sempre prestare massima attenzione ed evitare di attraversare gli accumuli più consistenti, come profondi e ripidi canali oppure invitanti “wind-lip”.
D’altro canto, sempre rimanendo in tema di stabilità del manto, un fattore che gioca a nostro favore è la velocità di trasformazione della neve, caratteristica un po’ di tutto l’Appennino, la quale esplica senz’altro un’ottima azione stabilizzatrice.
Sempre a causa dell’insistente lavoro del vento, durante le risalite è frequente attraversare versanti ghiacciati, pertanto l’uso dei coltelli risulta obbligatorio nella maggior parte delle gite.

I monti Sibillini hanno senz’altro il loro fascino, forse derivante anche da quel loro carattere appenninico, in grado di aggiungere alla fredda scala cromatica dell’alta montagna, anche le calde tinte dell’area mediterranea.
Noi non sappiamo cos’è che ci abbia stregato, né il perché della nostra ostinazione a cercare di sciare in questo posto ogni piccola lingua di neve residua. Non si tratta solo di una questione logistica, ma soprattutto di una catena di sensazioni e di ricordi.
Tutti noi abbiamo ancora indelebile nella memoria quel fantastico inverno 98/99, e sempre diciamo che probabilmente lo racconteremo ai nostri nipoti. E’ stato senz’altro un periodo positivo, durante il quale, non ancora gravati da grandi impegni professionali, potevamo giocare con le nostre montagne insieme a tutti i nostri amici, godendo di abbondante neve nuova quasi ogni settimana, saltellando su cornici simili a quelle delle Montagne Rocciose e protraendo le nostre escursioni in sci-alpinismo fino a Maggio inoltrato.



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