JAPAN TOUR 2011
Alla ricerca di quella neve… ove tutto è possibile!

di Lorenzo Campanile
foto di OssO



Sono in treno, direzione Ciba! Intorno a me solo orientali: c’è chi dorme, chi legge l’e-mail, chi ascolta musica, chi dietro una mascherina di protezione dall’influenza fissa il nulla; nessuno parla.
Io ed Osso parlando tranquillamente siamo gli unici a rompere il silenzio.

Ok, un attimo….facciamo un passo indietro.
Il Ptteam anche quest’anno è tornato in Giappone per uno ski trip. All’ultimo momento il caso ha voluto che mi aggiungessi anche io al gruppo di rumorosi Emilio-romagnoli.



Tutto è stato organizzato in gran fretta, e purtroppo dobbiamo far fronte ai problemi dell’ultimo momento. Infatti sono in treno con il compagno Osso, andiamo a Ciba, periferia orrenda di Tokio.
Dopo aver caricato i bagagli nel Nissan affittato, ci viene comunicato che la patente rilasciata al nostro pilota non è valida per guidare in Giappone. Ci dividiamo così i compiti: io ed Osso andiamo a Ciba a fare le patenti, Martino studia il nuovo itinerario e la Poiana tra una coca-cola ed un pacchetto di patatine controlla la crescita delle fanciulle orientali presenti in aeroporto.

Dopo alcune ore, ormai neopatentati, siamo pronti a partire. Il programma è sconvolto, ma alla fine il nuovo itinerario risulterà quello vincente.
Prima sosta Nagano, 3 ore di macchina in cui prendiamo confidenza con il mezzo e soprattutto con la guida mancina.

Stop ancora un secondo, cominciamo anche a presentare i primi protagonisti di questa avventura:
Martino Colonna, Scienziato freerider, la sua fama lo precede, e la sua fame (di sushi) invece arriva sempre con lui.
Osso, il nome vero non lo conosco, credo che ormai anche i genitori lo chiamino così.
Calmo, tranquillo, sereno, può dormire in qualsiasi momento, qualsiasi posizione e in qualsiasi luogo pubblico.
La Poiana, l’uomo dalle gambe d’acciaio (e lo stomaco di ferro), come un vero rapace si avventa per primo su qualsiasi pendio vergine, non sorpassatelo mai a sinistra e non offritegli mai del pesce, può diventare veramente pericoloso.
Io, entrato nel gruppo per caso, sarò il Dj del gruppo, la mia specialità è quella di scegliere sempre la canzone orrenda nel momento sbagliato.

Le previsioni danno neve, invece il risveglio a Nagano è illuminato da un bel sole, la neve a terra non è tanta ma ci avviamo comunque speranzosi verso Myoko nella provincia di Nigata.
Lungo il tragitto accade qualcosa di incredibile ed inaspettato: a pochi km dall’arrivo infatti all’uscita di un tunnel il sole è scomparso, nevica fitto e al lati della strada ci sono dei muri di neve. Miracolo!
L’umore cambia, Osso al volante accelera, e in un batter d’occhio arriviamo a Myoko Shuginohara.
Nevica a schifio, fiocchi grossi come albicocche coprono immediatamente tutto ciò che appoggiamo a terra.
Eccolo!!! Questo è il Giappone che speravo di trovare, quello che avevo visto nei video e sognato per tutto il lungo viaggio.
La giornata passa via veloce, la neve è profondissima e leggerissima. La parte alta del resort è chiusa per troppa neve, ci accontentiamo dei boschetti bassi, siamo gli unici a tracciare, gli unici a godere di tanta abbondanza.
Primo giorno grandioso!!!





La sera la passiamo a Myoko, nella Pensione Cervin. Nevica ancora in maniera vergognosa. Il nostro Nissan a trazione posteriore entra nella tranquilla cittadina come una pallina impazzita di un flipper …la “ prova freni” al primo discesone potevamo anche risparmiarcela.
Nelle 3 stazioni di Myoko, Akakura e Seki passiamo in tutto 5 giorni, in cui non smette mai di nevicare.
Con queste condizioni tutto è possibile: tanta neve così perdona ogni errore, e allora le cliffate più ardite diventano abbordabili, le pillow-lines invitanti, e le giornate passano veloci tra face shots, foto, video, risate, cadute, e ravanate interminabili alla ricerca di sci o racchette sommerse.
Tutti ormai ci conoscono, non possiamo passare inosservati. Ora il gruppo è composto di altri 3 elementi, dove passiamo noi non crescerà più neanche l’erba.
Il terzo giorno a Myoko infatti il gruppo è stato completato dall’arrivo del Prez Chuy, ingordo devastatore di boschetti, e gran propiziato di polvere. Con lui c’è anche Liuch , fotografo ufficiale del team, si porta dietro uno zaino da un quintale, è sempre alla ricerca della migliore inquadratura, ma quando ha i “5 minuti” si lancia su pillows e cliff senza farsi tanti problemi.
Completa il gruppo La Cavia, lo straniero. Con stile anni 80 scende qualsiasi pendio, non sa mai dove si trovi, quali siano i programmi, non fa domande, segue ed ottempera alle disposizioni.





La neve che continua a cadere senza sosta cambia nuovamente i nostri programmi. È troppo rischioso raggiungere Nozawa di sera, aspettiamo un’altra notte ancora e la mattina presto partiremo per la nuova meta.
Il mattino ovviamente ancora nevica, in pochi istanti riusciamo ad infilare tutto (7 persone, 7 sci,7 scarponi,7 zaini, 7 valige e i polpacci della Poiana) nel nostro Nissan ormai sommerso dalla neve caduta.
Nonostante le difficoltà di spostamento arriviamo a Nozawa Onsen in circa mezz’ora, gli impianti stanno aprendo e ci incamminiamo così in quello che sarà il top spot della vacanza.
Ci mettiamo un po’ per orientarci nella nuova stazione, la neve nuova ha sommerso tutto, un po’ di nebbia non ci fa capire quale siano i pendii migliori da solcare.
Come mettiamo gli sci fuori pista capiamo che questo sarà un giorno epico.
La neve è sottile e leggera come borotalco, ci sarà almeno un metro di neve nuova, che ti copre, sommerge e soffoca ad ogni curva, è così tanta che a volte è difficile prendere velocità. È il delirio, urla di gioia, grasse risate e tanti yeahhhh svegliano la stazione…siamo arrivati nel paradiso del freerider.
Senza sosta ariamo tutto, facciamo qualche ripresa e qualche scatto, ma non è facile trovare la calma per fermarsi quando si sta sciando in tali condizioni.





A metà giornata grazie a qualche dritta di uno snowboarder troviamo il pendio perfetto. Una cabinovia a due tronconi infatti serve una pista che corre sulla cima di un ridge…ai lati della pista si aprono due versanti incredibili.. In questi boschetti immacolati consumiamo i due giorni più belli. Non sono ammesse le soste, si scia e basta. Non esiste la fame e la seta. A reintegrarci ci si penserà la sera, grazie all’ottimo sushi e alla tanta birra locale.













Ci sarebbe ancora tanto da tracciare, ma il nostro programma prevede di andare a nord, e le previsioni di un brusco rialzo termico ci consolano.
La Destinazione finale sarà Aomori, città di mare ai piedi della famosa stazione di Hakkoda.
Il viaggio dura 10 ore, è interrotto solo dalla sosta per vedere le scimmie e da un poliziotto che ci rimprovera per l’eccessiva velocità di crociera.
Il viaggio è lungo, ma passa veloce. Le “cazzate” si sprecano e le risate sono assordanti. Passiamo la notte in uno squallido hotel, nella zona a luci rosse della città.
Un ottimo sushi in un ristorante di pescatori ci ristora ma alle 10 siamo già a letto, siamo stanchi morti ed il giorno successivo avremo una montagna intera da scoprire.

Come al solito si parte presto e la colazione stavolta fa più schifo del solito, per fortuna la scorta di barrette portata da casa dura ancora.
Fuori è un gran freddo ed il sole ancora basso ci permette di intravedere la sagoma del vulcano che ci accingiamo a sciare.
La strada che sale agli impianti è stupenda, tanti tornanti incastrati nelle solite pareti di neve ed una fitta vegetazione “appenninica” completamente ricoperta di neve.
Di corsa scarichiamo l’attrezzatura, veloci corriamo verso la funivia per riuscire a salire prima che il cielo si copra.
Niente!! Troppo tardi. Quando siamo a metà della funivia ci rendiamo conto che in cima è già tutto sotto nebbia, non ci resta che goderci lo spettacolo degli Ice monsters dall’alto della funivia.
Aspettiamo in cima anticipando il pranzo, l’attesa è snervante e fuori nulla cambia. Nebbia, vento e visibilità zero. Innervositi alla fine ci proviamo, è difficile persino trovare i paletti segnaletici dell’unica pista che torna a valle. Vediamo ben poco,ma quanto basta per capire che siamo circondati da un paesaggio quasi da fantascienza.
Stavolta siamo stati sfortunati, ma è anche normale imbattersi in qualche “down day” dopo tutto quello che abbiamo ricevuto durante i primi giorni.





Ancora uno sguardo alle previsioni meteo, ma purtroppo la macchia viola che avevano previsto è scomparsa dai nostri monitor.
Il nostro Nissan stracarico si rimette in marcia verso sud per accompagnare Luke, Cavia e Chuy a prendere un treno veloce per Tokio.
Dopo il triste addio ai nostri compagni, io, Osso, Martino e la Poia dobbiamo decidere quale rotta seguire.
Niente neve nuova, all’unanimità si decide di partire per Zao.
Dopo altre 5 ore di macchina arriviamo a Zao, la sera del festival della montagna, tanta gente, nessuna camera per dormire e tutti i ristoranti pieni….sembra che butti proprio male stavolta.
Siamo costretti a scendere a valle, stravolti ci tocca pure discutere con il portiere dell’albergo, che non parla nemmeno una paraola di Inglese, e per la cena ...birra, patatine e gelato all’area di servizio.
Ultimo giorno di sci: sveglia all’alba per arrivare agli impianti prima di tutti.
Ore 8, siamo al parcheggio degli impianti. La nostra meta è la cima, per poter finalmente sciare altri Ice monsters. Non capiamo bene quale sia l’impianto migliore da prendere, tergiversiamo un po’ troppo e cosi perdiamo tutto il vantaggio che avevamo su tutti gli altri… sembra il disastro!



Per prendere la funivia c’è una fila interminabile. Dopo i primi attimi di smarrimento, la cartina degli impianti ci offre la soluzione. Si fa la tessera punti e 2 seggiovie ci permettono di guadagnare un po’ di quota, per la cima ci vorranno le pelli..
Cosi è infatti, basta allontanarsi pochi metri per trovarsi isolato fra questi enormi mostri ghiacciati. Ricoprono la montagna interamente, sembra di vedere un ordinato esercito schierato. È uno spettacolo mozzafiato.
Cominciamo la nostra salita, senza fretta, il solo poter passeggiare in questo scenario è una soddisfazione, scattiamo milioni di foto, mentre aspettiamo La poiana, che sale a passo rallentato con K2 Hell bent, pelli e attacco fisso.



In 3 ore circa arriviamo in cima, il panorama dall’alto è fantastico e la prima giornata di cielo blu consente di vedere lontano. È semplicemente tutto bellissimo. Con le parole non so descrivere bene quello che ho potuto osservare, spero che le foto possano parlare al posto mio.
Siamo soddisfatti di essere in cima, senza fretta riponiamo le pelli negli zaini, dividiamo la poca cioccolata che abbiamo con noi, e rapidamente cominciamo la nostra discesa. La neve è soffice ma non profonda, la pendenza è dolce ma costante, e il divertimento sta nel trovare la linea migliore fra questi colossi di ghiaccio.
Lungo la discesa vediamo un pendio esposto perfettamente per delle foto e riprese magnifiche. E’ fantastico e non ci spaventa affatto l’idea che dovremmo risalirlo ancora una volta a piedi.






Nel silenzio più assoluto, immersi in un contesto magico, 4 compagni di viaggio divenuti ormai amici fidati, stanno sciando una valle incantata in attesa della luce rosa del tramonto.
L’ultima frase potrebbe sembrare un po’ …”equivoca”, ma vi assicuro che per suoni, colori, frasi, battute, racconti di viaggi precedenti, il tramonto visto quella sera a Zao difficilmente ce lo dimenticheremo.
La luce rosa che aspettavamo ha ormai coperto tutto, ora il freddo e la fame si fanno sentire; mettiamo via le macchine fotografiche e cominciamo la nostra ultima discesa nipponica verso la macchina.
Siamo da soli, le piste sono ormai chiuse, la luce è piatta; noi 4 ci “ingarelliamo” in una pazza corsa verso valle come ragazzini, con i nostri sci fat che sbattono forte sulla pista ghiacciata.
È divertente anche questo, è la magia della montagna, comincia una discesa e dopo poche curve ti sei dimenticato tutte le ansie e i pensieri che ti accompagnavano in salita.
Grazie Zao, grazie Giappone, è stata un’avventura indimenticabile.









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