Sibillini
...vera polvere made in Appennino
Scritto per la rivista “FREE.Rider” Pubblicato nel numero 12-2003

Di Filippo Campanile

Sono le 5,45 quando l’acuto sibilo della sveglia fende la quiete di un Sabato mattina come una gelida spada che, seppur anticipata di ben due ore, ci fa scattare in piedi senza esitazioni.
Si mormora, infatti, che a Frontignano stia nevicando da giorni, perciò il “Powder Mob” da Perugia si muoverà in forze verso l’Appennino Centrale.

Il “Powder Mob” è un’aggregazione spontanea di appassionati, con nucleo centrale in noi tre fratelli (Filippo, Alessandro e Lorenzo), cui si aggiungono, di volta in volta, nuovi compagni che condividono con noi l’amore per la neve e per la montagna. Il gruppo nasce nel 1996, come reazione nei confronti dello sci di massa, ed individua nel freeride l’unico mezzo in grado di apportare nuove ed inesauribili iniezioni di entusiasmo. E’ proprio il rinnovato entusiasmo a mostrarci lo sci sotto una diversa prospettiva, accattivante e avventurosa, e a guidarci verso la riscoperta delle nostre montagne, i Sibillini, in compagnia di molti amici come Paolo, Eugenio, Luigi, Fabrizio e Letizia, con i quali condividere tante belle giornate come quella che ci accingiamo a raccontare.

Sono oramai le 6,30 e con il primo chiarore la sagoma affilata di Monte Vettore si staglia all’orizzonte, segno che la bufera è finita e che, probabilmente, quest’aria tersa e stabile ci accompagnerà in una splendida giornata “polverosa”.
Tuttavia, come il solito, Eugenio, Paolo e Luigi sono in grave ritardo e le nostre imprecazioni si protraggono per oltre mezz’ora, fino a quando li vediamo comparire con i loro sorrisi colpevoli e li aggrediamo esclamando: “...siete sempre i soliti, Fabrizio sarà già arrivato in cima al Monte Bicco... starà già segando tutto!”.

Fabrizio frequenta i Sibillini da 40 anni e, nonostante la sua età sia superiore alla nostra, il suo entusiasmo è rimasto assolutamente intatto. E’ in grado di gioire di ogni singola curva, di apprezzare qualsiasi condizione di neve e di tempo; per nulla al mondo rinuncerebbe ad una discesa, ad un canalino, o ad un semplice giretto con le pelli.

Finalmente siamo in viaggio e, come sempre, comunichiamo via radio tra le auto, tanto per ridere, “cazzeggiare” ed aumentare le attese sulla giornata. Il copione è ormai standard: nei pressi di Visso, ove la vista della Valle di Panico si apre d’improvviso ai nostri occhi, le radio iniziano a suonare all’impazzata, insieme alle solite esclamazioni, “...è Alaskano!”, “British Columbia!”, “...is gonna be a fluffy day!”, “Avalanche hazard rating 5 of 5...”, cosa quest’ultima sulla quale non bisognerebbe affatto scherzare, ma che ogni tanto salta fuori nell’euforia, forse anche con intenti scaramantici.
Nonostante la rocambolesca trasferta, anche questa volta alle 9 in punto siamo al parcheggio di Frontignano, appena in tempo per l’apertura degli impianti... o quasi? In effetti, l’auto di Fabrizio è parcheggiata e chiusa e lui è già all’opera sui versanti di accesso più immediato, ma questo fa oramai parte dell’ordine delle cose.

Frontignano di Ussita è la principale stazione sciistica dei Sibillini, quella che in passato aveva i programmi di sviluppo più ambiziosi, che però, per varie vicissitudini, si è vista costretta a ridimensionare completamente i suoi progetti. E’ rimasta perciò coricata nel suo “salottino” soleggiato, con i suoi impianti piccoli e obsoleti, tanto snobbati dalla maggioranza degli sciatori, per quanto amati dai più fedeli habitué.
L’impianto più alto porta a quota 1900, mentre la vecchia funivia, oramai in completo stato di abbandono, conduceva quasi a 2200 metri.
Nonostante le quote mediamente modeste, la stazione offre discrete possibilità di fuoripista e una buona varietà di itinerari serviti da impianti di risalita.
Chi però vuole apprezzare appieno le potenzialità dell’area, con brevi progressioni in salita può avere accesso alle vallate circostanti, che ospitano i terreni più ripidi e le discese più belle; basti pensare che, con soli 50 minuti di salita, è possibile raggiungere la vetta di Monte Bove Sud, dalla quale si ha l’accesso diretto a ben 4 lunghissime valli. Qui l’ambiente è incontaminato, la varietà di discese a dir poco imbarazzante e i dislivelli di tutto rispetto.

Ma ora torniamo a noi. La nostra giornata inizia proprio sugli impianti; in effetti, in condizioni come queste non c’è bisogno di allontanarsi molto per godere a fondo della bellezza dei Sibillini.
Pertanto, decidiamo di portare avanti con metodo l’opera già iniziata da Fabrizio, aggredendo il terreno vergine a disposizione con rigore quasi “scientifico”.
Il manto è perfetto: 40 cm di neve nuova, morbida e davvero secca. Inoltre, è sciabile per intero il versante Sud-Ovest di Monte Bicco, quello più ripido e divertente.
Questo settore non sempre è del tutto praticabile, poiché molto roccioso e spesso scoperto, ma esso per noi rappresenta un po’ quello che sono le “Palisades” per i locals di “Squaw Valley”: pendii ripidi e diretti sui quali misurarsi a ripetizione, il tutto a pochi metri dagli impianti di risalita.
A metà giornata il lavoro è terminato ed alcuni boarders “forestieri” osservano con rammarico i vari versanti oramai del tutto esauriti.
Noi, invece, siamo già all’arrivo dello skilift alto, al consueto appuntamento delle 13, in cui si attaccano le pelli e si parte in esplorazione, per scoprire cosa ci riserva la zona che oramai siamo soliti individuare con “...di la”.
Saliamo lungo l’affilata cresta che conduce a Monte Bove Sud, dove il vento ha lavorato più del solito: la neve è durissima, i nostri pesantissimi “fat” arrancano impacciati e, nonostante i coltelli, faticano davvero nel far presa di spigolo. Impieghiamo due ore per una salita che solitamente risolviamo in 50-60 minuti, ma ne è valsa la pena e l’eccitazione non ci fa nemmeno percepire i -15°C, “conditi” da una bella brezza tesa.
Ogni volta che raggiungiamo questa vetta siamo emozionati come se fosse la prima; lo scenario è mozzafiato e si può ammirare la catena dei Sibillini nella sua interezza.
Come sempre, osserviamo l’arrivo della vecchia funivia e immaginiamo cosa dovesse essere stato questo posto quando l’impianto era in funzione; poi però ci consoliamo: se da un lato occorre fare un po’ di sacrificio, dall’altro possiamo godere di fantastiche “solitarie”.
Questa volta non ci va proprio di affrontare canalini, abbiamo tutti voglia di “tirare curvoni” e il versante Sud-Ovest di Val di Bove sembra fare al caso nostro: è in condizioni perfette...
Si tratta di un ampissimo versante di 450 m di dislivello, con pendenza costante sui 35-40°, una discesa di grande continuità.
Partiamo uno alla volta, ognuno percorre la sua linea senza intersecare le tracce altrui, c’è spazio per tutti!
Come sempre i “fat” ci ripagano in discesa di quel sacrificio in più che comportano in salita.
Ci riuniamo in fondo alla valle e ci lanciamo euforici, “in branco”, verso la rada faggeta: è ancora polvere, morbida e secca...

Per noi i Sibillini hanno un fascino particolare, per questo li prediligiamo sempre, nonostante sia molto difficile trovarli in condizione. Forse sono i loro colori che ci incantano, capaci di aggiungere alla fredda scala cromatica dell’alta montagna le calde tinte dell’area mediterranea, contrasti simili a quelli della montagne della “Sierra” californiana. Anche per le loro bufere, i Sibillini possono essere paragonati a quei luoghi “west”. In effetti, l’incognita principale per chi si dirige da queste parti è rappresentata proprio dal vento. Quando spirano le forti correnti Nord-Orientali gli impianti di Frontignano rimangono chiusi, e tutte le volte che noi proviamo comunque a salire con le pelli... recepiamo bene quale sia la ragione. Ho sentito spesso raccontare di navigati alpinisti che, sottovalutando queste “formiche” da 2000 m, sono rimasti impressionati dalle loro ire.
Allora, perché venire sui Sibillini? La risposta trovatela voi, io mi limito a citare alcuni stralci tratti dai numerosi e-mail che ho ricevuto da parte di riders, anche di una certa fama, che sono venuti:
“...è vero sembrava il Canada! ...tanta, tantissima neve! ...e la strada che passa per la piana di Castelluccio sembrava siberiana... comunque mai vista una tormenta del genere a 1500 metri!!! ...torneremo forse a fine Aprile o, sicuramente, il prossimo anno... ci piacciono troppo i vostri posti!” – Andrea
“...curve e polvere tali che mi sembrava di essere tornato sulle Chugach... troppo bello quel pendio per lasciarlo inviolato... Gran spot i Sibillini ragazzi!! Ci rivedrete sicuramente...” - Roberto



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