Forcella della neve 5/03/2003
di Filippo Campanile

Come la precedente tale gita è ancora una traversata con partenza da Frontignano ed arrivo a Calcara.
Si tratta di una delle gite a più alto rischio valanghe che abbia mai fatto.
Durante il weekend precedente le temperature erano state molto alte, poi era nevicato di nuovo con molto vento, grossi accumuli di neve nuova che non ci aspettavamo. Ci aspettavamo invece condizioni primaverili con neve trasformata.
Siamo Filippo, Alessandro, Lorenzo, Enrico e Paolo. La giornata è stupenda, però l’aria è fresca, e soprattutto c’è un bel vento che compensa l’effetto irraggiamento. Pertanto, la neve non trasforma affatto e l’uscita si svolgerà su neve nuova e farinosa.
In giro ci sono molti accumuli valanghivi, grandi scariche di neve marcia sui versanti S SO che risalgono al recente caldo, ma anche preoccupanti distacchi da placca a vento. Le vallate circostanti sembrano un campo di battaglia.
Il manto nevoso è tutto ondulato, tipo fondale marino sabbioso ingrandito cento volte. Facciamo alcuni fuoripista intorno agli impianti di Frontignano, per vedere come quel “mare in tempesta” reagisce ai nostri passaggi: non si muove nulla.
Saliamo sul Bicco e scendiamo il canale N, come al solito crostoso all’inizio e abbastanza polveroso nel proseguo, anche se non ci sono certo le condizioni descritte nel report precedente.
Risaliamo sul versante SO di Val Bove, facendo il giro più ampio e meno pendente ed arriviamo all’imbocco dei tre canali che scendono a fianco della Testata di Panico.
L’ingresso è vetro, subito dopo c’è il solito “mare in tempesta”. Con cautela raggiungiamo l’inizio della neve morbida ed ondulata, poi parto io per primo.
Le onde sono morbide come il velluto, e su quella pendenza sostenuta si sciano con una facilità incredibile. E’ è proprio uno spasso, e la discesa non finisce mai!
Gli altri si scelgono il loro canale e mi raggiungono in fondo. La neve è identica su tutto il versante N, ondulata ma morbida e del tutto stabile.
Arrivati sul fondo della valle siamo euforici, ma non ancora del tutto appagati, c’è ancora tempo per salire alla Forcella della Neve.
Il versante di destra, quello ripidissimo con esposizione NO è venuto giù tutto, un “mega placcone” a vento che giace ammucchiato sul fondo dell’antico circolo glaciale.
Il versante O-SO invece è ancora al suo posto, forse un buon motivo per non stuzzicarlo? Però vista da sotto la neve sembra da sballo: polverosa, un po’ compattata, ma scaldata dai raggi al punto giusto.
Proviamo ad approcciare cautamente con le pelli, piano piano, prima sul meno ripido saltando con energia a piè pari in diagonale, poi con cautela sul più ripido, una svolta di qua, una di la, sembra stabile, saliamo? SI. In pochi minuti siamo sull’affilata cresta dal panorama mozzafiato, pronti per tirare i nostri soliti “curvoni” in polvere.
Poi tutta una tirata fino alle sorgenti dell’Ussita, a vederla sembra crosta, ma non sfonda mai, porta.....

Le foto relative a questa gita le troverete gironzolando per le nostre gallery dei Sibillini



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