AL COSPETTO DEL GIGANTE
nel ghiacciaio del Toula

Testo di Paolo Pagliacci
Foto di Paolo Pagliacci - Riprese video di Filippo Campanile
Riders:
Filippo, Gabriele, Lorenzo, Meo, Benedetta, Daniela e Maria Giulia.

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E’ la prima volta per molti di noi, non a caso abbiamo aspettato tanto tempo: presentarsi al suo cospetto è facile per tutti, infatti una serie di tre funivie da La Palud (Courmayer) ti porta in vetta in poco più di mezz'ora. Noi però siamo qua non solo per ammirare il panorama dalla magnifica terrazza di Punta Helbronner ... "siamo qua per sciare!" Per affrontare l'ambiente di alta montagna occorre non solo una certa esperienza, ma l’attrezzatura necessaria e soprattutto una giornata con tempo stabile, accompagnati da un amico del posto che conosce bene le insidie nascoste.

Oggi è la giornata ideale per il nostro Battesimo sul Bianco: il sole splende, non soffia un alito di vento, il bollettino nivologico ha abbassato il rischio valanghe e per di più abbiamo incontrato il nostro amico Meo, che ci farà esplorare i canali classici della vallata. Ne avremo per tutto il giorno, senza un attimo di tregua, saliremo e scenderemo più volte, esploreremo diversi itinerari della vallata. La nostra intenzione è quella di calarci da Punta Helbronner (3438 m) verso uno dei suoi ghiacciai più bassi, il Toula, ovvero la più classica delle discese. Siamo un bel gruppo, io, Filo, Lillo, Gabry, accompagnati quest’oggi anche dalle ragazze del gruppo: Benedetta, Daniela e Maria Giulia.

Rimaniamo subito incantati dal panorama che ci si apre appena scesi dall’ultimo impianto: una vista a 360 gradi tra i ghiacci perenni di entrambi i versanti del tetto d’Europa. Impossibile non sostarci almeno 20 minuti anche per noi che di solito non ci fermiamo mai!

Ora però è il momento di partire, passiamo il punto check controll: tutti i nostri Arva sono accesi e scendiamo dalla scalinata del rifugio

Aggiriamo Punta Helbronner, all’estremità de "La Mer del Glace", sotto le telecabine sospese tra i ghiacci che collegano Punta Helbronner all’Aguille Du Midì. E' incredibile vedere 5 km di cavo appesi solamente alle due estremità!

Arriviamo fino alla scalinata metallica che consente l’accesso alla cima del ghiacciaio sul lato italiano.

Gli scalini sono ripidi e tremendamente corti, tanto che gli scarponi ci entrano appena. Occorre cautela per scendere con gli sci in spalla. L’euforia è tale che nessuno ci fa caso più di tanto e in pochi minuti siamo in fondo, pronti a partire per una lunga ed indimenticabile discesa.

L’ambiente è grandioso, c'è una luce accecante che si riflette ovunque ed io a stento riesco a tenere l’occhio nell’obiettivo della mia camera.

Le alte guglie che delimitano i lati della vallata sembrano i denti affilati della bocca di un gigante. E’ la caratteristica di molte punte del massiccio.

Sciare trai seracchi richiede una certa attenzione. Seguiamo le linee più battute, quelle che non presentano crepacci. Oggi la visibilità è ottima, ma in condizioni diverse la discesa su un ghiacciaio può presentare seri pericoli.

Superata la parte più alta ci spostiamo sul lato sinistro, verso il tracciato della funivia, seguendo il crinale. L’assenza di ghiaccio sotto i nostri piedi rende la nostra sciata più rilassata. Ora possiamo tirare, baldanzosi, anche lunghe linee planando veloci sulla soffice neve caduta durate la notte.

La prima discesa ce la siamo voluta godere, ammirando più il paesaggio e l’ambiente che pensando a sciare. Quando vieni per la prima volta in questo posto non puoi non rimanerne affascinato, fermarti a contemplarne la grandezza, inchinarti alla maestosità del luogo.

Oggi ho scattato molte belle foto, ma nessuna rende veramente l’idea. “Sarà difficile selezionarle”, penso tra me. In effetti quelle che vedete in questo commento sono solo una piccola parte di quelle che ho fatto. Spero renderanno meglio le immagini che abbiamo filmato.

Infatti siamo venuti anche per “girare” una parte del nostro nuovo video. Abbiamo l'occasione di filmare Meo, un abile rider locale nostro amico. E’ nostra intenzione scendere dal famosissimo “Canale del Cesso”, per arricchire di interessanti contenuti la nostra produzione in cantiere.

Lasciati Lorenzo e Meo al RIfugio Torino, sotto il quale si trova l'imbocco del canale, io e Filippo facciamo un itinerario alternativo, scendendo un altro degli ingressi al ghiacciaio, il "Canale del Tedesco", anch’esso ripido e impegnativo, sebbene più corto e meno suggestivo.

Nuovamente riesco a catturare belle immagini trai seracchi.

Ci posizioniamo in basso, frontalmente al canale che Meo e Lorenzo stanno per scendere, la cui pendenza iniziale sfiora addirittura i 45°. La neve è stabile e morbida, limitando le insidie di un’eventuale caduta su un tracciato così ripido. Parte prima Meo, la cui sciata è fluida e sicura anche su un pendio come questo. Ci impressiona vederlo sciare sino in fondo senza interruzione, in un’unica tirata. Che gambe!

Anche Lorenzo si difende bene, i consigli di Meo su come affrontare la discesa si sono rivelati preziosi, non lo avevamo mai visto sciare con tanta sicurezza un canale così ripido. Ci raggiunge con un sorriso a 32 denti per essere riuscito così bene nell'impresa.

Il rientro tutti insieme al Pavillon, lo facciamo nel vano tentativo di tenere il ritmo del nostro amico, seguendolo negli ampi curvoni del vallone sottostante. Giungiamo in fondo sfiniti, ma pieni di soddisfazione.

Chiudiamo la giornata riguardando le immagini e commentando le due splendide discese. Il materiale raccolto è di ottima qualità e manterrà ancor più vivo il ricordo di una delle nostre più belle giornate di sci.

Le riprese del canale sono parte integrante del nostro video "Il vento Sibilla Ancora". Cliccate qui per scaricarlo.




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