CHRISTMAS IN JACKSON
Finalmente a Jackson Hole!
Testo: Lorenzo Campanile - Powdermob.com
Riders: Lorenzo, Regina, Telemarker selvaggio




Jackson Hole……. Da quando mi sono avvicinato al freeride, il nome Jackson Hole mi ha suonato in testa milioni di volte. I primi film di freeride passati nel vecchio VHS mi hanno fatto conoscere questo nome, le didascalie delle foto di PowderMag me lo hanno fissato nei sogni, ma dopo averci sciato rimarrà per sempre nel cuore…
Regina decide, con mio grande piacere, che il nostro reciproco regalo di Natale sarà una vacanza in Wyoming, anche lei sicura che Jackson non tradirà le sue aspettative.
Partiamo da Perugia alle 5 di mattina del 15 dicembre sotto una nevicata fittissima, cosa insolita per i nostri recenti inverni. Primo scalo tecnico Chicago, dopo 11 scomodissime ore di volo. Chicago è completamente imbiancata, nevica ancora forte e l’atterraggio per via del vento e la pista ghiacciata ci regala qualche buon brivido.
Intanto stanno cancellando moltissimi voli, causa la tempesta di neve che sta tormentando tutto il nord est degli States. Non so se sperare di partire o aspettare tempi migliori prima di risalire in aereo. Il nostro volo è confermato, si riparte. Continua a nevicare senza pietà, ritardo al decollo per le procedure di “deicing” e poi via, poco più di due ore e saremo alla nostra destinazione.
Ormai è buio, dal finestrino anche le poche luci lontane che prima si riuscivano a intravedere hanno lasciato spazio ad una coltre di nuvole profonde.
Tocchiamo terra senza neanche rendercene conto, guardo dal finestrino e sta nevicando ancora più forte di quando abbiamo lasciato Chicago. Sono confuso, un po’ l’emozione, un po’ il jet leg e la stanchezza del lungo viaggio. Siamo svegli da 18 ore abbiamo girato mezzo mondo e non ha smesso mai di nevicare…..mica male!!!!
A Jackson anche l’aeroporto è una perla. Sopra il nastro di ritiro bagagli svetta la replica della mitica Gondola rossa (simbolo di JH nel mondo). Cominciano ad arrivare valigioni carichi di sci ed attrezzature,che vengono ritirati da ragazzi con treccioni e caschi attaccati al bagaglio a mano. Ora si corre subito in albergo, bisogna riposare domani scieremo Jackson.
18 dicembre ore 6.10 a.m.: sveglia da cacciatori per via del fuso, colazione stile cowboy e poi dritti a Teton Village per affittare gli sci. Sono le otto ed ovviamente sta ancora nevicando a manetta, il parcheggio alla base degli impianti si sta riempiendo freneticamente. Mezzi corazzati carichi di motoslitte, zaini, pale e cani si allineano negli spazi accuratamente. Tutti i riders preparano meticolosamente la loro attrezzatura. In lontananza si sentono le bombe dei patrolers che bonificano. Sembra una scena di guerra!
Io mi scelgo un bel paio di Bquod mentre Regina non sa resistere al fascino floreale dei Phat Luv! Dentro la gondola impazzisco di gioia , la visibilità non è molta, ma quanto basta per riconoscere tante cliffate viste in passato nei video!
Pronti! Mettiamo gli sci, stringiamo gli scarponi e poi via, la neve è soffice e profonda, la gioia incontenibile….. sto sciando Jackson……









Il terreno è bellissimo, ce n’è per tutti: stretto, ampio, ripido, alberi, gobbe boschi, boschi e ancora boschi completamente conditi di pillows (my favorite).
L’abbondante neve caduta permette di sciare ovunque, ogni impianto serve un’infinità di linee accuratamente segnalate con nomi e livello difficoltà. Le piste ci dovrebbero essere ma non le prendo nemmeno in considerazione visto l’abbondanza di spazio a mia disposizione. I “martelloni” locali hanno già tracciato abbastanza, fare una prima traccia sarà una impresa, ma nevica talmente forte che la neve rimane freschissima.

TheWildFreeheeler

La prima volta a Jackson è stata una giornata di sci globale. Nemmeno una sosta. Ho cercato di sciare l’intero resort, costringendo Regina a ritmi selvaggi. A metà pomeriggio lei ha bisogno di una sosta meritatissima, l’euforia che ho in corpo mi da invece la spinta per vedere l’unica cosa che ancora manca : The Corbet’s Couloir.
Il Corbet’s si trova nella parte più alta del settore Rendez Vous, giusto a lato dell’arrivo della funivia rossa (ora smantellata per far posto al nuovo Tram, apertura dicembre 2008). Per arrivarci ora sono necessarie 3 seggiovie, buone indicazioni ed un bel diagonale sopra barre di 20 metri.
Sono in cima a Corbet’s, il tempo è inclemente, oltre alla neve adesso anche il vento rende difficile scattare delle foto e soprattutto muoversi con sicurezza in cima ad un salto di roccia di 50 metri.
Fatto!Anche Corbet’s è stato raggiunto ed immortalato.



Un attimo, scusate. Parlo di questo Corbet come di un amico comune, ma forse non tutti sanno a cosa mi riferisco.
Corbet’s è il canalino più estremo, più ripido e stretto di tutta l’area di Jackson Hole.
Era il 1963 e la stazione sciistica non era ancora neanche in progetto, quando due sciatori Paul McCollister e Barry Corbet , raggiunsero con le pelli la sommità della Rendez Vous Mountain.
Si trovarono di fronte una parete verticale a forma di ferro di cavallo, che il vento aveva perfettamente ricoperto di ghiaccio.
“Il canale di 300 vertical feet parte dalla sommità piatta e punta giù dritto verso l’inferno, infilandosi stretto fra pareti di roccia e ghiaccio, non c’è margine d’errore.”La storia poi racconta che Corbet estasiato puntò con il bastoncino il canale al suo compagno dicendo:”un giorno qualcuno scierà quella parete”. La risposta di McCopllister fu: “mai sarà possibile”.
Mister Corbet aveva ragione, 32 anni dopo, esattamente il 12 gennaio 95 Michael Finkel dopo aver serrato bene gli attacchi dei suoi sci, e dopo un ultimo sguardo verso il basso, si lanciava in picchiata da quel muro di cemento come un kamikaze, arrivò rotolando, ma integro, in fondo al canale. Corbet’s era stato sciato.
Oggi i freeriders che si fermano ad osservare il couloir dall’alto sono molti, ma solo in pochi sono quelli che entrano a far parte del Corbet’s Club.
Io nel Corbet’s Club sicuramente non ci entrerò mai, ma almeno mi sono tolto lo sfizio di visitare quest’altro santuario dello sci fuori pista.
L’ultima discesa fino a valle, me la faccio in solitaria, gli impianti stanno chiudendo e intanto continua ancora a nevicare senza sosta.











Mi fermo solo una attimo per scattare qualche foto e per chiamare i miei fratelli a casa, non certo per farli “rosicare” ma quantomeno per provare a condividere con loro quella gioia immensa che normalmente ci unisce e rende complici delle nostre piccole imprese.
Arrivo in fondo che gli impianti sono ormai chiusi, il tempo per una birra ed un hotdog al mitico Mangy Moose, famoso apres-ski di Teton Village e luogo di incontro di tutti i freeriders. Mentre recupero l’energia al caldo intravedo Micah Black al tavolo accanto al mio, ha in una mano una pinta di birra locale e nell’altra un paio di Pimp Daddy ancora incelofanati.
Jackson mi ha appena regalato un'altra sorpresa.
Rigenerato da questa sosta ora mi è rimasto ancora un posto da visitare, la sede di TGR. Timidamente salgo le scale per dare un’occhiata, poi Regina decide di entrare alla ricerca dei Fratelli Jones. Fra cataste di ski-gear e materiale fotografico, il buffo Todd Jones (fondatore di TGR insieme al fratello Steve e a Dirk Collins) ci accoglie cordialmente, ci invita ad entrare e ci presenta il mito vivente Jeremy Jones che si trovava in sede insieme ad un altro pro, Rob Kingwill. Questi ragazzi sembrano incuriositi dalla mie presenza, addirittura sono loro a farmi domande e non viceversa. Vogliono sapere delle Alpi, di Chamonix e del Monte Bianco. Io timidamente rispondo, incredulo che uno come Jeremy Jones voglia sapere qualcosa da me. Facciamo la foto di rito e contento li ringrazio per tutti i loro lavori, che ogni autunno ci aiutano ad aspettare un inverno che sembra non voglia arrivare mai.







Purtroppo è ormai il momento di ripartire, ma ci saremmo volentieri trattenuti qualche altro giorno in luogo magico. Abbiamo ancora il tempo per una birra al famoso Cowboy’s Bar e poi un aereo ci porterà dritti in Texas , per l’ormai tradizionale grande grosso Natale Americano.









Jackson non ha assolutamente tradito le nostre aspettative, ci ha regalato 3 giorni di sci ed apres-ski meravigliosi e soprattutto neve in gran quantità e di gran qualità. Solo ora capisco perché è un luogo sacro dello sci.
La stazione non è smisurata come altre del nord America, ma sicuramente è la più caratteristica. Il paese ancora mantiene un originale stile Cowboy, la gente è molto cordiale e follemente innamorata dello sci della montagna e della natura.
Le mie parole sicuramente non riescono a trasmettere tutta la magia di questi posti, ma vi assicuro che vale veramente la pena farci un salto, e sappiate che sarò sempre pronto ad accompagnarvi.
Grazie Jackson!!!!





Informazioni Utili:
Perido: Prima delle festività Natalizie, la neve non manca mai e la gente non è ancora arrivata.
Alberghi: The Wort Hotel al centro di Jackson Town, oppure l’ostello a Teton Village.
Pub: Silver Dollar, Cowboys Bar.
Apres Ski: Mangy Moose, The Peak
Ski Rental: JH Sport
Prima Discesa: Thunder
Parola d’ordine: giù dritti a palla, come sempre…




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