Colorado, pure backcountry

Testo: Lorenzo Campanile - Powdermob.com
Riders: Lorenzo, Justin, Eric, Danny

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Come consuetudine il periodo Natalizio lo trascorro in Texas con la famiglia di mia moglie Regina. Invece della consueta sacca da golf come compagna di viaggio, stavolta decido di portare scarponi e vestiario da sci. In Texas? Ma come lì sono sempre 30 gradi e la montagna più vicina è Angel Fire in New Mexico.
Infatti il mio viaggio prevede stavolta una piccola deviazione in uno degli States che ho sempre sognato: il Colorado!
Finalmente mi sono deciso ad accettare l’invito del nostro caro amico Justin, che abita a Steamboat e di professione fa il freeskier! Il sogno del Colorado si avvera!
Così dopo una splendida settimana con la mia famiglia texana, avendo ormai provato tutte le attività tipiche del luogo, horseridig, quods, rifle shooting, e megamangiate di bistecconi, sono ormai piu’ che pronto a cominciare la mia avventura.

Parto quindi dall’aeroporto di Dallas con una temperatura estiva e in serata un aereo della Frontier Airline mi trasferisce al DIA ossia Denver international Airport.
L’arrivo nella capitale è splendido, dall’aereo la poca luminosità permette solo di vedere l’enorme distesa di luci che caratterizzano ogni città americana, ed un lontano biancore sullo sfondo… si esatto le Rokies…
In aeroporto già si respira un’aria tutta particolare. Gli aeroporti sono sempre luoghi eccezionali dove si mescola gente proveniente da tutti i posti, abbigliata nei modi più strani secondo la loro destinazione.
Ma presto i cappelloni bianchi da cow-boy che mi accompagnavano durante il viaggio si mescolano con treccioni di snowborders, zaini tecnici, e persone con scarponi legati alle spalle.
Un altro mondo, super attrezzato per ricevere sciatori da tutto il mondo, tant’è che esiste addirittura una cinta per il trasporto eccezionale mai vista in altri aeroporti: quella adibita allo trasporto sci!

Ormai sono completamente coinvolto in questa atmosfera di eccitazione per la montagna, e mentre aspetto L’alpine Taxi che in 3 ore avrebbe dovuto portarmi a Steamboat incontro il primo ski bum, che con scarponi in mano, giacchetto super figo North Face, si presenta e mi chiede alcune informazioni come se io fossi quello pratico del luogo.
“Is this the Bus for Steambot? “and “What is the PowderMob? I just saw the patch on your backpak.” Trovare argomenti in comune di cui discutere è abbastanza facile così che il viaggio seppur durato 6 ore per colpa di un guasto tecnico risulta abbastanza piacevole.

Alle 4 del mattino arrivo a Steamboat, dove il mitico Justin mi aspetta da diverse ore, distrutto mi schiaffo subito a letto (se così si può chiamare un sacco a pelo appoggiato a terra) e dopo poche ore di sonno sono pronto a cominciare la mia avventura americana.
La mattina sono subito in piedi tanta è l’esaltazione, colazione veloce con chili della sera prima e poi conosco quelli che saranno i miei compagni in questa 4 giorni d’euforia.



Justin, ex nazionale giovanile del Team Usa ormai atleta di altissimo livello di Big Mountains e soprattutto Skicross.
Danny, anche lui ormai freeskier di professione, dopo un passato da pro nei rodeo e 4 traumi cranici.
Erik, the snowfarmer, lavora da carpentiere l’estate per poi girare le Rockies l’inverno in cerca della neve migliore.



I tre amici m’informano che durante il periodo natalizio le ski-resrt sono assolutamente improponibili, come da noi d’altronde, e che perciò ci attendono 4 giorni di puro backcountry... quale miglior notizia!
Aggiungono, inoltre, che per esplorare i loro grandi spazi utilizzeremo le motoslitte. Questa anche è un'ottima notizia, stavolta niente massacranti risalite alpinistiche, solo piccoli tratti di connessione per raggiungere i drop-in delle linee migliori. Ero preoccupato per i miei pesanti sci fat ma, in questo caso, i miei grassi amici montati con un Naxo21, sono proprio l'arma perfetta!
In Nord America l’utilizzo della motoslitta, seppur ben regolamentato, è molto diffuso e del tutto legale.
Erik è proprietario di due motoslitte che si porta sempre attaccate dietro al suo vecchio Toyota Tacuma. Dopo aver fatto il pieno di benzina con pochi dollari, ci dirigiamo Verso Buffalo Pass a pochi minuti dalla stazione di Stemboat.
Il posto è da favola, sembra proprio una foresta incantata. Ma nel piazzale dove parcheggiamo cominciano ad arrivare sempre più numerosi pick up carichi di motoslitte.
Sono quelli che chiamano “sled necks”, ovvero i red necks (bifolchi) con le slitte; gli Harleysti della neve per capirci.
Carichiamo gli sci, due persone su ogni motoslitta ed ecco che a velocità folle partiamo per raggiungere le creste più alte.









In cima sono gia distrutto, perchè la guida della motoslitta almeno le prime volte, è molto più difficoltosa di quanto si possa immaginare. Mi lasciano l’onore della prima discesa e poi di nuovo in cima, su e giù tutto il giorno dandoci il cambio tra chi guida e chi scia.
La neve è soffice e profonda, la stamina alle stelle, quando comincia a far buio vorrei ancora continuare ad approfittare di quelle condizioni il più possibile, ma le gambe ormai fiacche mi convincono che e’ l’ ora di una bella Hot tub con Turbjet.









Il giorno successivo decidiamo di incamminarci verso Vail Pass, lasciamo Steamboat alle prime luci del giorno ed alle 8,45 le motoslitte sono gia a pieno regime.
Si ricomincia da capo, un turbinio senza sosta. Inutile dire che Vail Pass e’ meraviglioso. Piu’ ampio e battuto dal vento, offre terreni di sfida adatti a tutti i gusti. Ci sono discese tra gli Aspen trees per chi vuole sciare “ lo stretto”, pendii aperti per chi ama i curvoni ampi, le conifere completamente sommerse e le pareti ripide su cui appoggiano i fantastici powder pillows. SI, powder pillows,ossia cuscini di polvere; sassi, rocce, tronchi coperti da una coltre di neve fresca che permette di saltarli o di passare da uno all’altro tipo stambecco in fuga.
Divertimento allo stato puro! La giornata scivola via veloce, e quando ci rendiamo conto che è ormai necessario accendere i fari delle slitte per l’imminente oscurità, stanchi ma appagati prendiamo la via del ritorno.







Gli altri due giorni li passiamo ancora a Buffalo Pass, sempre alla ricerca di nuovi versanti e nuove line da tracciare. La neve continua a cadere tutte le notti. Sciamo solamente neve freschissima e sempre più profonda. Justin mi delizia con qualche cliffatone buono per vincere l'Extreme di Verbier, Erik da gran pilota mi fa provare la gioia pura di qualche curva in neve fresca e profonda con la slitta…cavolo è un divertimento pazzesco! Ad ogni curva sprofondo nella powder completamente, una volta preso il ritmo si rimbalza da una parte all’altra come su una giostra del Luna Park.
La sera finalmente ci fa vedere qualche raggio di sole, che passa attraverso un unico piccolo squarcio nel cielo. Mentre ce ne torniamo verso le auto, i ragazzi decidono di farmi l’ultimo regalo e mi lasciano sciare in solitaria l’ultimo pendio fra gli alberi stretti colorati di rosso dalla luce del tramonto. Sarà un ricordo che porterò sempre con me, l’ultima discesa in Colorado, felice come un bambino, con le gambe cariche di stanchezza e la mente piena di emozioni e pensieri da voler raccontare ai miei fratelli una volta tornato a casa.














Purtroppo è ora di rientrare in Italia, l’avventura e’ finita; proprio adesso mi sento le gambe allenate e me la sto cavando benone con le motoslitte… torno a casa con tante cose da raccontare, tante curve e salti da descrivere. Portò con me quello che ho imparato da gente che la montagna la conosce e la vive in modo completo: consigli utili di tecnica , consigli pratici da utilizzare nelle mie giornate fra i monti, ma soprattutto ciò che mi rimarrà impresso è l’amore per lo sci e per la montagna che questi ragazzi trasmettono. Sono ragazzi che hanno lasciato lavori sicuri ed ora si accontentano di lavori saltuari e d’espedienti per poter sciare più giornate possibili durante l’anno. Uno di loro lavorava a New York, mi ha detto che guadagnava bene, ma non era felice. Ora lavora in estate per poter sciare e gareggiare l’inverno. Non sa esattamente che cosa gli riserverà il futuro e francamente ora se ne infischia, l’unica cosa certa è che in fondo ad ogni discesa sul suo viso c’è un sorriso che spiega tutto.

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