bSospirato Canada!

Esplorazione in chiave sciistica del Canada sud-occidentale, all'inizio della primavera 2002

Di Filippo Campanile

E' il 24 di Marzo e da ormai 4 ore il finestrino offre solo lande desolate, pianeggianti ed ibernate dal gelo, quando all'imbrunire il pilota annuncia, con le solite frasi di rito, che stiamo per atterrare all'aeroporto di Calgari, dove il cielo è coperto e la temperatura è di -7 gradi Celsius.
Una volta a terra io e Letizia, provati dal lunghissimo viaggio in classe economica e dal fuso orario, stretti nei nostri cappotti osserviamo la tipica atmosfera da aeroporto internazionale, in cui persone di tutte le etnie portano indumenti e bagagli che vanno dalla dotazione da spiaggia tropicale all'equipaggiamento polare.
Durante l'attesa dello shuttle che ci dovrebbe condurre all'agognato motel, cercando un po' di nascondere il palese stimolo al battito di denti, guardiamo "schifati" il tale in bermuda vicino a noi, mentre il traffico degli abnormi veicoli nordamericani, che in chiave invernale sono ancor più imponenti, provoca in noi un po' di soggezione. Nessuno di noi parla, però gli sguardi si incrociano spesso ed entrambi sappiamo qual'è la ragione di quella reciproca aria interrogativa: "che cosa ci facciamo in luna di miele in una terra così ostile?".

Il giorno successivo siamo già in viaggio verso ovest e presto abbandoniamo le monotone pianure di Calgary per avvicinare i primi avamposti delle Montagne rocciose dell'Alberta, fino a raggiungere la classica meta turistica di Banff, splendido villaggio in stile cow-boy situato nell'omonimo e celebre parco nazionale.
L'area circostante offre tre importanti stazioni sciistiche,
Mount Norquay, Sunshine Village e Lake Louise, tuttavia, nonostante la giornata mite e soleggiata optiamo per non fermarci, soprattutto a causa delle condizioni della neve, palesemente compattata dall'eccezionale ondata di caldo intervenuta alla fine della settimana precedente.

...Il giorno successivo siamo già in viaggio verso ovest e presto abbandoniamo le monotone pianure di Calgary per avvicinare i primi avamposti delle Montagne rocciose dell'Alberta...
...dopo un piacevole giro a Banff e la Visita di rito al Lake Louise... ci mettiamo di nuovo in viaggio per passare il "Continetal Divide"...

La nostra destinazione originaria era infatti la British Columbia, con primo stop previsto a Golden, città di medie dimensioni situata nel cuore delle Rockies, base di operazioni di Heli-skiing e collocata in posizione strategica per raggiungere in breve le più importanti località sciistiche. Pertanto, dopo un piacevole giro a Banff e la Visita di rito al Lake Louise, che naturalmente si presenta ghiacciato e molto innevato, ci mettiamo di nuovo in viaggio per passare il "Continetal Divide" ed approdare nella vastissima vallata del Columbia River, che a circa 700 m di quota accoglie la cittadina di Golden.

Nemmeno il primo impatto con Golden risulta molto confortante. Avendo scelto la destinazione solo sulla carta geografica ed aspettandoci qualcosa di simile a Banff, ci scontriamo con una realtà molto più cruda: un insediamento pseudo industriale che ruota intorno ad un'immensa segheria, servita da un imponente snodo ferroviario per treni container.
Dato il periodo, la vallata si presenta cupa. I due grandi fiumi sono ancora completamente ghiacciati ed il paese è cosparso ovunque da mucchi di neve sporca accumulata dagli spazzaneve; non c'è nemmeno un centro vero e proprio, ma solo benzinai, fast food ed abitazioni mal curate. Si vedono ovunque grandi fuoristrada pick-up che trainano carrelli carichi di motoslitte.

...un insediamento pseudo industriale che ruota intorno ad un'immensa segheria, servita da un imponente snodo ferroviario per treni container...
...Si vedono ovunque grandi fuoristrada pick-up che trainano carrelli carichi di motoslitte...

Anche la piccola baita che avevamo prenotato risulta in linea con il contorno e, pur essendo in un boschetto, si trova a soli 50 metri dalla Trans Canadian Highway, però gode anche di una superba vista sulle catene montuose circostanti.
Preso ormai atto di non essere al Club Med di Cervinia, iniziamo a concentrarci sullo sci ed il giorno successivo decidiamo di visitare la stazione sciistica di Golden:
Kicking Horse Mountain.
L'area è di recentissima apertura, la cabinovia principale funziona da soli due anni ed ancora, al di fuori della biglietteria-ristorante, non c'è traccia di altra costruzione alla base degli impianti.
Appena arrivati al fangoso parcheggio, anch'esso in fase di allestimento, presto constatiamo che non si tratta della classica stazione turistica, poiché dai giganteschi fuoristrada in sosta escono sciatori con i veri "ferri del mestiere". La situazione diventa interessante...
Nel momento in cui sporgiamo il naso alla base delle piste, inquadriamo subito i frequentatori del luogo: gruppi di telemarkers con sci larghissimi di ultima generazione, sciatori e snowboarders con attrezzature freeride altamente tecniche, persone con zaini ben equipaggiati di pala e sonda e miniti di abbigliamenti rigorosamente traspiranti, molto usati e spesso rattoppati ovunque con l'American Tape.

...Nel momento in cui sporgiamo il naso alla base delle piste, inquadriamo subito i frequentatori del luogo...
...La situazione diventa interessante...

Purtroppo la neve non è delle migliori, sempre a causa della maledetta recente ondata di caldo. Sciamo su circa due metri di base molto compatta con soli 5 centimetri di neve nuova, però possiamo subito apprezzare l'abbondanza di terreno ripido, e soprattutto l'immenso dislivello, veramente insolito per una località nordamericana.
La cabinovia principale, che praticamente è l'unico impianto ad essere utilizzato da tutti, porta in un attimo da 1200 a circa 2400 metri d'altitudine, punto da cui si diramano numerosissime piste, in gran parte non battute. Dallo stesso punto si ha accesso a due affilate creste che conducono ai canali più ripidi.
Essendo questa la prima volta che sciamo le Rockies, notiamo subito la forte presenza delle immense conifere, in grandissima parte Abeti e Cedri, che crescono fino a quote molto elevate e conferiscono al paesaggio una caratterizzazione unica. Le innumerevoli piste che s'intrecciano tra queste foreste rendono difficile l'orientamento e spesso, sciando all'impazzata, non riusciamo a ripetere gli itinerari che avevamo apprezzato precedentemente. Le singole discese risultano lunghissime e le terribili gobbe delle piste non battute presto si fanno sentire sulle gambe e sulla schiena.
Come quasi tutte le stazioni canadesi, anche quest'area consente lo sci "out of bounds", cioè al di fuori dei confini della zona controllata, con la sola condizione di uscire utilizzando gli appositi cancelli muniti di cartelli che ne sottolineano i rischi e le responsabilità.
Anche se gli addetti alla sicurezza non scoraggiano affatto tale pratica, peraltro a noi ben nota, non osiamo avventurarci fuori, poiché sappiamo bene di essere nel cuore catene montuose interne del British Columbia, una delle zone a più alta attività valanghiva del mondo.

...possiamo subito apprezzare l'abbondanza di terreno ripido, e soprattutto l'immenso dislivello, veramente insolito per una località nordamericana...

La conferma della correttezza della nostra scelta l'abbiamo il giorno successivo, in occasione della nostra prima esperienza in heli-ski, durante la quale rimaniamo colpiti dall'assoluto rispetto che le guide alpine hanno di queste montagne e da quanto esse stesse siano terrorizzate dalle valanghe.
Le Canadian Rockies ricevono quantitativi di neve per noi assolutamente inimmaginabili, le statistiche parlano di precipitazioni nevose totali che vanno da 6 a 12 metri per anno a seconda delle aree. La caratteristica principale della neve è quella di essere estremamente secca, tanto che sciando sotto una fitta nevicata si rimane stupiti dall'ottima visibilità e dall'assenza della tipica condizione di disagio che in genere tale situazione può provocare. Durante il periodo invernale, a differenza delle nostre Alpi, la temperatura può rimanere al di sotto dello zero per lunghissimi periodi, anche durante il normale susseguirsi di diverse perturbazioni nevose. Per questo motivo il manto, già di per se poco coesivo, non ha alcuna possibilità di stabilizzazione e molti versanti possono diventare vere e proprie "bombe" innescate.
A causa di questa marcata instabilità, l'heli-ski delle "Canadian Rockies" si svolge rigorosamente su pendii poco ripidi e molto spesso al di sotto della linea arborea, tra le fitte e maestose conifere.

...A causa di questa marcata instabilità, l'heli-ski delle "Canadian Rockies" si svolge rigorosamente su pendii poco ripidi e molto spesso al di sotto della linea arborea, tra le fitte e maestose conifere...

Personalmente, essendo già a conoscenza di questo fatto, non mi ero creato grosse aspettative circa la difficoltà delle linee di discesa ed il livello tecnico generale di quest'esperienza, noi eravamo semplicemente in cerca di neve superba e di montagne selvagge, elementi che fortunatamente abbiamo avuto la possibilità di assaporare.
L'operatore scelto è la "
Purcell Helicopter Skiing LTD", di proprietà dello svizzero Rudi Gertsch, trasferitosi in Canada per svolgere quest'attività da ben 30 anni. In genere tutte le più importanti società canadesi di heli-skiing sono state fondate da europei, in particolare austriaci e svizzeri, ed il cliente tipo non è americano, ma appunto tedesco, austriaco o svizzero.
A differenza di molti operatori che hanno raggiunto dimensioni impressionanti, tanto da possedere decine d'elicotteri e numerosi e lussuosi "Backcountry Lodges" dove ospitare i propri clienti, la Purcell è un'azienda a gestione quasi familiare e lo stesso proprietario a volte accompagna gli sciatori come guida. Ciò nonostante l'area che essi hanno in concessione esclusiva è sterminata, poiché costituita da gran parte della superficie totale delle Pucell Mountains, più una piccola area delle celeberrime Serlkirks. Gli standard di sicurezza che essi adottano sono impeccabili e tutte le guide svolgono l'attività con un margine di prudenza tale da renderla alle volte fin troppo agevole, e quindi abbordabile anche da sciatori di livello troppo basso.
Generalmente, nessun operatore di heli-ski richiede ai suoi clienti esperienza in fuori pista, ma solo una buona confidenza con le piste blu battute (che in pratica corrispondono alle nostre rosse). Questa modesta barriera d'accesso si basa sul fatto di fornire agli sciatori meno esperti sci "fat" di vecchia generazione (tipo Rossignol Axiom o Atomic Fat Boy), con larghezze al centro che possono arrivare a 12 - 13 centimetri. Una tale "arma", può consentire anche ad un mediocre sciatore di scendere agevolmente in neve fonda con la medesima tecnica che egli abitualmente utilizza in pista.

...noi eravamo semplicemente in cerca di neve superba e di montagne selvagge, elementi che fortunatamente abbiamo avuto la possibilità di assaporare....

Dato che dal giorno del nostro arrivo era nevicato di continuo, cosa peraltro abbastanza normale in quest'area, il nostro primo giorno di heli-ski ci riserva 30 centimetri di splendida neve nuova ed il secondo ben 45! Sciando in vallate così remote, rimaniamo stregati dalla vastità di queste catene montuose, dalle loro linee dolci ed apparentemente amichevoli e, soprattutto, dall'immensità delle foreste di abeti e cedri, le quali se pur abbastanza fitte, consentono di sciare al loro interno quasi ovunque. La quantità di neve di base è sorprendente e la guida ci mette in guardia circa il rischio di cadere nei tristemente famosi "tree wells", le fosse che si formano alla base delle conifere e dalle quali, senza l'aiuto di un compagno, difficilmente si viene fuori.
Su alcuni alberi è incredibilmente rimasta in bilico gran parte della neve vecchia caduta nel corso dell'inverno, appollaiata sulla cima come un'immensa torta che intende sfidare tutte le leggi della fisica. "Queste cose da noi non esistono..", penso tra me, e cerco di immaginare che condizioni avremmo potuto trovare se la maledetta ondata di caldo non avesse compattato tutta la base preesistente.

...rimaniamo stregati dalla vastità di queste catene montuose, dalle loro linee dolci ed apparentemente amichevoli e, soprattutto, dall'immensità delle foreste di abeti e cedri, le quali se pur abbastanza fitte, consentono di sciare al loro interno quasi ovunque...
...Su alcuni alberi è incredibilmente rimasta in bilico gran parte della neve vecchia caduta nel corso dell'inverno, appollaiata sulla cima come un'immensa torta che intende sfidare tutte le leggi della fisica...

Le due giornate corrono veloci come film e la stanchezza non si fa mai sentire. Alla fine di ogni discesa si sente il bisogno di averne di più e lo stato di assuefazione ci rende facilmente vulnerabili alle proposte della guida, la quale riesce spesso a coinvolgerci con gli altri in corse "extra", a pagamento naturalmente.
Il giudizio generale sull'esperienza è senz'altro positivo, poiché abbiamo sciato il località fantastiche e su neve eccellente, tuttavia non credo che in futuro ripeterò l'esperienza, se non con un gruppo privato e ristretto. Dati i costi proibitivi, avrei preferito un maggior livello tecnico delle discese e soprattutto dei compagni. Sciare in gruppi da 11 persone più guida spesso causa dei rallentamenti, e alle volte i soggetti meno esperti condizionano la guida nella scelta dell'itinerario.
Un altro rimpianto è quello di non aver potuto sperimentare la discesa dai ghiacciai, cosa raramente possibile a causa del tempo spesso grigio e nevoso; i nostri atterraggi, infatti, non hanno mai superato quota 2700, in seguito alla scarsa visibilità o al vento.

...Alla fine di ogni discesa si sente il bisogno di averne di più e lo stato di assuefazione ci rende facilmente vulnerabili alle proposte della guida...


Dopo aver sciato un altro giorno a Kicking Horse, decidiamo di partire con destinazione ovest. A dire il vero lasciamo Golden con un certo rammarico, anche perché nella notte era nevicato di nuovo e sembrava che in quota ne avesse fatta davvero molta.
Abbandonata la vallata del Columbia River la Trans Canadian Highway si arrampica su Roger Pass, rinomata località sci-alpinistica, per poi discendere verso Revelstoke, grazioso paese situato alle pendici delle Celeberrime Serlkirk Mountains e base di molte operazioni di heli-skiing e snowcat-skiing.
Il tratto Golden - Revelstoke è probabilmente uno degli attraversamenti più impervi che questa maestosa autostrada percorre nel corso del suo pittoresco e variegato corso. Nonostante sia già Aprile, ci rendiamo conto che qui l'inverno è ancora il padrone incontrastato. Roger Pass si presenta oberato da metri di neve e le montagne circostanti mostrano a perdita d'occhio pendii vergini, pettinati ed addolciti dagli oltre 50 cm di neve nuova caduta nel corso della notte. La segnaletica stradale indica continuamente l'inizio e la fine dei tratti più esposti al pericolo di valanghe, molti dei quali sono evidenziati da sbarre all'ingresso, tipo passaggio a livello, per fortuna aperte. In occasioni delle grandi nevicate tali barriere vengono chiuse, al fine di interrompere la circolazione e consentire agli addetti di piazzare e detonare gli esplosivi per il controllo valanghe.

...Nonostante sia già Aprile, ci rendiamo conto che qui l'inverno è ancora il padrone incontrastato...

Superato il paese di Revelstoke proseguiamo verso ovest ed abbandoniamo definitivamente le Rocky mountains. La nostra meta successiva è la stazione sciistica di Big White, sulle Monasheee Mountains e nei pressi della città di Kelowna, consigliataci da molti sciatori locali come valido stop intermedio per chi viaggia dalle Rockies verso la costa.
Man mano che ci allontaniamo dalle Montagne Rocciose, iniziamo a notare una forte diminuzione della neve ed il paesaggio circostante inizia ad assumere una connotazione sensibilmente diversa da quella abituale. Dopo circa due ore di viaggio la neve non si vede proprio più, nemmeno sulle vette circostanti, quando ormai siamo alle porte di Kelowna, rimaniamo sbigottiti nel vedere diffusamente persone alle prese con la manutenzione di yacht e motoscafi, pronti per essere varati nel grande lago di li a pochi giorni.
L'improvvisa atmosfera primaverile ci disorienta e ci innervosisce alquanto: "... ma come, tre ore fa eravamo nel regno assoluto della powder, cosa siamo venuti a cercare qui?"
Molto indecisi circa il da farsi, ci rechiamo al primo ufficio turistico che incontriamo e chiediamo informazioni circa le condizioni di Big White. La signora prende il report del giorno e con aria di sufficienza ci dice: "Beh, i bollettini non parlano di neve nuova nelle ultime 12 ore, però indicano che ancora sono rimasti 3 metri di base a metà montagna...... penso che per lo meno per altri 7 giorni gli impianti rimarranno aperti." Dopo mezzo minuto di silenzio realizziamo e le chiediamo di trovarci una sistemazione al villaggio, poi, ancora increduli, ci rimettiamo in auto.
Solamente dopo mezz'ora di viaggio s'inizia a vedere un po' di neve lungo la strada, poi finalmente, proseguendo in salita, vediamo il manto aumentare sensibilmente.
Raggiungiamo la stazione dal versante ovest, dove l'innevamento sembra buono ma non ci colpisce particolarmente. Proseguiamo ancora e la strada continua a salire, mentre aggira la costa del monte per condurci sul versante est, luogo in cui è situato il villaggio. Dopo aver percorso l'ultima curva, d'improvviso come un miraggio si presenta ai nostri occhi: ci troviamo di fronte ad un complesso di lussuosi chalets completamente sepolti nella neve!

...ci troviamo di fronte ad un complesso di lussuosi chalets completamente sepolti nella neve...


Anche Big White dovrebbe essere una località sciistica di sviluppo abbastanza recente, ma a differenza di Kicking Horse gode di una frequentazione molto turistica, possiede un elevato numero di impianti e, soprattutto, offre una buona percentuale di piste battute. La recettività in quota è alta, il villaggio si presenta un po' "falso", con un'atmosfera più da parco giochi che da paese. La zona residenziale è composta solamente da chalets singoli, nuovissimi e con un livello di finitura eccellente, caratterizzati dalle tipiche vetrate panoramiche e quasi tutti dotati di idromassaggio nel terrazzo. Dalle grandi vetrate del nostro eccentrico bed & breakfast si vede l'enorme pianura circostante e, come al solito, conifere a perdita d'occhio.
Al mattino successivo siamo sulle piste di buon'ora, poiché vogliamo approfittare di alcune ore di sole, situazione veramente rara da queste parti.
Gli sciatori che frequentano l'area sono completamente diversi de quelli incontrati a Golden, poiché in gran parte vengono da fuori, sono tutti abbigliati all'ultima moda e quasi nessuno porta uno zaino.
Man mano che la seggiovia sale, gli abeti da verdi "virano" al bianco, poi si presentano carichi di neve, poi diventano vere e proprie colonne di neve, in fine spariscono quasi completamente sotto il manto nevoso. In quota il paesaggio assume una connotazione irreale, sembra di essere su di un pianeta immaginario dove tutto è solo bianco.

...poi diventano vere e proprie colonne di neve, in fine spariscono quasi completamente sotto il manto nevoso. In quota il paesaggio assume una connotazione irreale, sembra di essere su di un pianeta immaginario dove tutto è solo bianco...

Le persone del posto ci spiegano che questa condizione d'innevamento è del tutto normale, e che tre metri di base a fine stagione rientrano tranquillamente nella media. La precipitazione nevosa totale media annua a Big White è pari a 7,5 m.
Le Monashees, nonostante siano ancora lontane dal mare, già risentono fortemente del suo influsso, e sono imbiancate da quella che gli americani usano definire "coastal snow", particolare tipologia di neve che caratterizza quasi tutte le montagne della costa ovest del Nord America, dalla California all'Alaska. Tale neve è di per sé più umida rispetto a quella delle Rockies ed è caratterizzata da una sensibile forza coesiva, che generalmente conferisce al manto una buona stabilità. Questo è il motivo per cui in Alaska e sulle Coastal Mountains canadesi in generale si può praticare heli-ski su pendii molto ripidi.
La "coastal snow" non va confusa con la neve bagnata di cattiva qualità, essa è magnifica e può rimanere morbida a lungo se la temperatura lo consente; essa differisce dalla famosa "Champagne Powder" delle Rocky Mountains solo per il fatto di essere un po' più pesante e quindi meno adatta per lo sci "profondo", ma non per questo è meno divertente. Molti sciatori, tra cui il sottoscritto, preferiscono questo tipo di neve, in quanto essa consente una sciata più veloce, più ripida e sicuramente più aggressiva.
La piste di Big White sono numerosissime, ma mediamente facili. La zona di maggior interesse è rappresentata da un ampio e ripidissimo bacino che accoglie un laghetto e che si trova "out of bounds", pur essendo ben collegato al resto della stazione con raccordi battuti e frequentato praticamente da tutti.
La giornata corre veloce e la qualità neve, pur risentendo anche qui della ormai più volte maledetta recente ondata di caldo, su alcuni versanti ripidi è ancora superba.

...La zona di maggior interesse è rappresentata da un ampio e ripidissimo bacino che accoglie un laghetto e che si trova "out of bounds", pur essendo ben collegato al resto della stazione con raccordi battuti e frequentato praticamente da tutti...


Il giorno successivo ci mettiamo in viaggio verso Vancouver e partiamo di nuovo con rammarico, poiché tanto per cambiare durante la notte è caduta un po' di neve nuova, e si vede chiaramente che di lì a poco inizierà a splendere il sole.
Attraversiamo di nuovo la tiepida Kelowna, poi la carta mostra che si può accorciare abbandonando la Trans Canadian Highway e prendendo la Coquihalla Highway, strada a pedaggio, che poi scopriremo essere una delle più famose del Canada in termini di scenario.
In meno di mezz'ora ci troviamo di nuovo nella neve, la quale aumenta a dismisura fino a che appaiono ai nostri occhi montagne superbe, vergini e pavoneggianti di neve nuova in gran quantità, i cui cristalli scintillanti brillano alla luce di un fervido sole. A posteriori scopriremo che le montagne circostanti ricevono in media 10 metri anno di precipitazione nevosa totale.
Non ci sono aree sciistiche nel circondario, ma basterebbero un paio di pelli di foca e si avrebbe solo l'imbarazzo della scelta. L'unica controindicazione che intimidisce non poco è rappresentata da numerosi cartelli che recitano: "Attenzione escursionisti, al di là di questo punto il controllo valanghe tramite esplosivo può iniziare in qualunque momento e senza alcun preavviso, per informazioni chiamare i seguenti numeri...". Noi non chiamiamo nessun numero, ma ci accingiamo a proseguire in macchina verso Vancouver, con la coda tra le gambe.

...appaiono ai nostri occhi montagne superbe, vergini e pavoneggianti di neve nuova in gran quantità, i cui cristalli scintillanti brillano alla luce di un fervido sole...
...Attenzione escursionisti, al di là di questo punto il controllo valanghe tramite esplosivo può iniziare in qualunque momento e senza alcun preavviso...


A Vancouver spendiamo due splendide giornate in un clima primaverile ed infine, approfittando del prolungarsi del bel tempo, decidiamo di fare un'ultima sciata nella famigerata
Whistler Mountain, situata a sole 2 ore d'auto dal centro della città.
A Whistler è ormai primavera conclamata. In paese c'è rimasta pochissima neve e gli alberghi alla base delle piste hanno la piscina esterna in funzione (naturalmente riscaldata), ed affollata di bagnanti in costume. Sulle piste la neve oramai è trasformata fino a quote abbastanza elevate.
L'area è costituita da due montagne: Whistler e Blackcomb. La scelta di Blackomb risulta pressoché scontata, in quanto questo settore offre una delle aree più famose al mondo per la pratica del fuori pista. Lo skilift più alto infatti permette l'accesso al Blackcomb Glacer, ampio vallone coronato in ogni lato da ripidi e lunghi canali, e buona base di partenza per numerose escursioni in sci-alpinismo.
Una delle caratteristiche che contribuiscono a rendere Whistler così apprezzata dagli americani, a parte la vastità naturalmente, è quella di avere la linea arborea a quota molto bassa, raffrontabile a quella delle Alpi, offrendo di conseguenza molto terreno sciabile, roccioso e libero da alberi.

...A Vancouver spendiamo due splendide giornate in un clima primaverile...
...non riesco ad individuare linee particolarmente belle servite da impianti di risalita...
...La scelta di Blackomb risulta pressoché scontata, in quanto questo settore offre una delle aree più famose al mondo per la pratica del fuori pista...
...Lo skilift più alto infatti permette l'accesso al Blackcomb Glacer, ampio vallone coronato in ogni lato da ripidi e lunghi canali...

Ppersonalmente non rimango per nulla entusiasmato da questo posto, forse perché troppo simile alle stazioni Europee, ed in particolare alle Alpi Francesi. Inoltre, non riesco ad individuare linee particolarmente belle servite da impianti di risalita, nemmeno all'interno di Blackcomb Glacer.
La cosa che maggiormente ci colpisce è invece lo Snow Park, veramente imponente e curato in maniera perfetta, anche se in mezzo a tutti quei "ragazzetti - fenomeno" in tenuta "new school", ci sentiamo un po' impacciati e fuori luogo.

...La cosa che maggiormente ci colpisce è invece lo Snow Park, veramente imponente e curato in maniera perfetta, anche se in mezzo a tutti quei "ragazzetti - fenomeno" in tenuta "new school", ci sentiamo un po' impacciati e fuori luogo...


Dopo Whistler la nostra esplorazione sciistica canadese è finita ed il viaggio continua nella magnifica Vancouver Island, tra montagne, fiumi, laghi e foreste, fino poi all'oceano aperto, ma quest'avventura la racconteremo in un'altra occasione.

In conclusione, possiamo affermare che quest'esperienza ci ha senz'altro arricchiti, ma soprattutto rincuorati. In un'epoca in cui le mutazioni climatiche rappresentano ormai l'angosciante realtà, è veramente confortante constatare di persona che, anche a latitudini e quote non estreme, esistono ancora località in cui la neve regna incontrastata.


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