LES TROIS VALLEES DI CASA NOSTRA

Testo di Paolo Pagliacci
Foto di Paolo Pagliacci e Fabrizio Falfari
Riders: Paolo, Fabrizio, Eugenio, Simone, Francesco, Oddo, Ermanna, Marco, Andrea, Fabio, Alex, Alessandro, Massimiliano e Francesco.




La stagione cominciata in maniera spumeggiante con un 16 dicembre semplicemente “da urlo”, con polvere fonda 80 cm, ci aveva fatto credere in un inverno fatato; immaginavamo di continuare le nostre scorribande in un clima “alaskano”, quello che piace a noi.

Gennaio invece s’era rivelato traditore: il caldo “soffocante” si mangiava ogni giorno preziosi cm di quello splendido manto, riducendo le piste ad esili lingue di neve, mantenute dai gattisti della nostra stazione con abile sapienza.
Tuttavia in quota la neve resisteva, anzi questo caldo si rivelava un toccasana per la stabilità dei versanti più insidiosi. In effetti le abbondanti nevicate di dicembre avevano messo in apprensione tutti coloro che amano vivere la gioia di lunghe scialpinistiche. Troppo rischioso uscire con gli accumuli registrati sugli Appennini.
A metà Gennaio un’inattesa quanto provvidenziale nevicata di 30 cm aveva imbiancato nuovamente tutte le nostre cime, e le previsioni metereologiche annunciavano l’insediarsi di un’alta pressione per il fine settimana successivo, con sensibile rialzo termico.
Questo significava “sole a palla” e tutto bianco, da cogliere al volo, prima che si sciogliesse tutto.
Gli ultimi due weekend gennaio infatti, si son rivelati ideali per gite sui nostri monti.

Fin dai primi giorni della settimana successiva all’ultima nevicata, comincia a balenarci nella testa l’idea di tornare in due valli dimenticate, che da tanto tempo non battevamo: Val di Panico e Val di Tenna, passando per la nostra abituale ed amata Val di Bove. Les Trois Vallèes del Monte Bove, appunto.


GIORNO 1: VAL DI PANICO

Sabato 19 rispondono al mio appello “l’intramontabile Fabrizio”, il “tormentato Simone”, il “ritrovato Eugenio” e il “neofita Francesco”. La febbre costringe invece Filippo e Lorenzo a rinunciare.

Così, alle 9 del mattino, ci ritroviamo al parcheggio di Frontignano, controlliamo l’immancabile attrezzatura di sicurezza, e decidiamo di andare a saggiare il terreno intorno agli impianti per valutare se la neve si sia trasformata a sufficienza per consentirci di partire.



I versanti sud sono diventati compatti, una neve trasformata e coesa ci regala soffici curve senza che gli sci sfondino il denso strato di neve sottostante. Decidiamo allora di partire con destinazione Val di Panico e risaliamo così verso le creste del Bicco, per decidere da lì come entrare in Val di Bove.



La prima questione da risolvere è se scendere o meno da uno dei canali con esposizione nord.
Nessun problema, neve fredda e compatta, nessuna cornice o accumulo sulla cresta, una sola traccia di Fabrizio che aveva sondato il terreno qualche giorno prima di noi. Si scende.
Con sorpresa ci accorgiamo che lì la neve si è conservata, malgrado il caldo dei giorni precedenti, che anzi l’ha compattata e resa più sicura. Risultato “solleviamo polvere ad ogni curva”
In verità in basso troviamo un po’ di crostone, che accettiamo senza rancori, poiché quel breve tuffo nell’inverno aveva già risollevato i nostri animi.





















Risaliamo dolcemente l’assolata Val di Bove, dove una coltre di neve trasformata ci fa guadagnare brevemente la cresta sul lato opposto a quello che abbiamo appena sciato.
L’ingresso di Punta Anna è “da paura”, un po’ audace scendere di lì…







Decidiamo allora di proseguire come da programma, guadagnando un po’ di quota fino all’ingresso classico della Val di Panico, ovviamente dopo una meritata e breve sosta di ristoro.





L’ingresso è senza infamia e senza lode: in alto già in ombra e ghiacciatissimo, ma per fortuna i canalini di sottostanti si rivelano molto divertenti, grazie alla neve gessata che li rende facili da scendere, come in pista battuta.













Ma la vera sorpresa la troviamo più in basso: una polvere invernale fonda 40 cm ci fa tracciare curve da artisti nella fantastica scenografia delle cascate di ghiaccio, scalate in contemporanea da due alpinisti di Loreto.







Il fenomeno della formazione di cascate di ghiaccio in questa Valle non è cosa scontata; solo l’alternarsi di giornate e fredde ne favorisce la presenza; l’inaspettato e spettacolare regalo ci riempie tutti di felicità e ci consente di scattare delle foto molto suggestive, foto che i due alpinisti sul ghiaccio mi chiedono di inviargli per posta elettronica, cosa che farò prontamente il lunedì successivo.
C’è una sorta di solidarietà tra chi vive la montagna, vuoi che la percorra come noi con gli sci o lo snowboard, semplicemente a piedi, o infine ami scalarla su roccia o ghiaccio; questa solidarietà si fonda sul condividere la passione per quel gigante che silenzioso svetta tra le nuvole, che ti fa sentire così piccolo e contemporaneamente così vivo.

A questo punto della gita Simone ed Eugenio, un po’ stanchi, decidono di non salire a Forcella della Neve, dove invece puntiamo io, Fabrizio e l’incredibile Francesco, che da bravo ciclista è abituato a macinare chilometri in bicicletta. Decidiamo allora di muoverci con passo veloce, visto che il tempo comincia a stringere. Parte così la volata per il terzo gran premio della montagna della tappa del giorno.
La sudata viene ampiamente ricompensata dallo spettacolo che ci attende in cima e che si commenta da solo…





Ciò che ci attende ora, dopo il brivido di 4 intense curve iniziali, è una lunga e tranquilla discesa verso le sorgenti dell’Ussita, 4 km di neve dura “intostata” dal freddo, da sciare come una pista preparata, con divertenti half-pipe naturali. Il tutto in uno scenario che solo una valle glaciale può regalare.





Arrivati alle sorgenti l’ombra non é riuscita a conservare la neve anche in basso. Il rientro verso Calcara si fa a piedi in discesa, dalla fonte fino alla macchina lasciata a valle, sul sentiero pietroso sotto quota 1100, che ci riporta alla realtà di un inverno ancora troppo caldo.

La sudata si conclude alle 18, completamente sfiniti, ma consci di aver vissuto una giornata piena di emozioni indimenticabili.


GIORNO 2: VAL DI TENNA e VAL DI BOVE
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